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Pandemia attraverso l’arte nel murale comparso a Scampia

Da Pozzuoli lo street artist NINO COME mette in risalto le paure e la fragilità della società al tempo del Covid

Figure stilizzate, lunghe. Il tratto di Nino è preciso, dettagliato ma al confine tra reale e surreale. Le atmosfere si contrastano: colori densi, forti a volte non catalogabili e un significato che in parte è lasciato all’interpretazione di chi guarda. Nessuna indicazione scritta, nessuna descrizione per chi si avvicina da lontano perché le opere di Nino Come (questo il nome d’arte dell’artista proveniente da Pozzuoli) sono grandi, e l’occhio ha un’idea di completezza solo se le si guarda per intero, passeggiando nel piccolo gioiello che è il parco Corto Maltese divenuto tale grazie all’associazione “I Pollici Verdi di Scampia”.

Predilige il nero dei contorni che ricalca in maniera decisa; i colori freddi sottolineano poi il vero senso che Nino sente necessità di trasmettere in questa sua opera. Il grigio della superficialità, del giudizio delle persone: dipinte con colori tutti uguali, come per dire che il giudizio di una sola delle persone raffigurate, nell’indifferenza delle altre, diventa il giudizio di un intera società verso il protagonista del murale. Protagonista che non riesce o che non vuole incrociare i loro volti per un motivo ben chiaro: se lo facesse potrebbe rimanere ancora più ferito dal loro sguardo, dalla conferma di una distanza fisica, emotiva. “La situazione sanitaria è tragica, dalle persone che perdono la vita ogni giorno agli imprenditori che hanno investito in questi anni nelle loro attività” – dice Nino – “e la paura porta a metterci sulla difensiva“.

Nino con lo spray rifinisce i dettagli

Trovare un capro espiatorio, per tranquillizzarsi momentaneamente. Scaricare le proprie frustrazioni appena possibile verso chi ha un sintomo, magari immaginando meritato dall’imprudenza e che l’additare feroce del giudizio serve per distrarre dalle proprie mancanze, dimenticando che ognuno nella sua vita ne ha, dimenticando che si conosce sempre e solo superficialmente l’esistenza dell’altro. Non importa chi si ha davanti. In un momento del genere prendere le distanze per sottolineare che si è diversi, migliori o fare finta di esserlo per gli altri, perfino per i propri cari. Per scaricarsi dalla responsabilità di essere almeno, in parte, un esempio.

Chi si trova additato poi in questa maniera alla prima occasione ricomparirà nello stesso quadro, questa volta tra il pubblico giudicante; magari senza neanche rendendosene conto. E Nino vuole spezzare questo vortice colpendo lo spettatore in maniera chiara, senza giri di parole: contribuendo a fare vedere quello che spesso non si riesce a percepire dell’altro o che semplicemente non si vuole approfondire, vedere.

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