Pubblicato in: #music, Incontri

Profilogreco allo specchio

Mescolare i suoni dell’elettronica con le radici dei classici napoletani: dalla periferia nord di Napoli la musica dei “Profilogreco”

Luca è allo schermo del PC. Partono i brani mentre li ascolto in cuffia: sorride ad ognuno, ma in modo diverso, talvolta di più talvolta è solo un sorriso leggero. Ripercorre per ognuno il momento che gli ha dato l’ispirazione, la storia e i primi semplici accordi dove li intersecava. Lascia poco spazio al pensiero di chi li ascolterà perché è preso da ogni pezzo del loro primo lavoro. E mentre i brani corrono uno dopo l’altro, rimane fissa solo la copertina, come se bastasse solo quella a racchiudere cos’è il primo EP dei Profilogreco: “Mai No”.

Perché in lei c’è tanto. C’è un profilo che parte dalle sponde greche di Rodi fino a i primi insediamenti sull’isolotto partenopeo di Megaride quello della sirena che si trasforma nel cavallo rampante, simbolo dei primi anni del Napoli. L’evoluzione che cerca nelle tradizioni più antiche, come la cura dei testi in dialetto, delle melodie classiche di Di Giacomo e Russo ma che non dice mai no al futuro.

Mai. Come mai dire “no” a realizzare un prodotto musicale anche se nella vita si fa altro. Anche se lo registri tra le mura di casa e sembra che sei da solo con i suoni da intrecciare, dagli echi da inserire al punto giusto, le seconde voci da sovrapporre. Tutto questo lo si trova nella prima traccia semplice, ipnotica: “Dimane” subito trascina chi ha dato al duo, composto dai fratelli Ascione – Luca ed Emanuele – l’opportunità di entrare nel loro mondo, che scava nelle profondità della voce di Luca. Scava fino a raccogliere la radice del sound classico partenopeo e risale assorbendo insieme i suoni sintetizzati che forgiano il presente della loro Napoli. Di chi la lascia, di chi lascia la propria terra, di chi però si ostina a rivederla in un “domani” nuovo.

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Emanuele Ascione in un’esibizione nel Parco “Corto Maltese” di Scampia

E se “Pensieri e Verità” ripercorre in uno modo più intimo le atmosfere della traccia d’apertura, in “Mannaggia a Me” Luca lascia in disparte parte più cupa della sua voce per un brano che contrappone il sound più pop del disco con un apparente contraddizione nel raccontare l’autocritica di se, di quello che ci circonda che spesso si spegne in frasi di circostanza. E mentre “Core d’Inchiostro” fa ritornare su i suoi passi l’EP, è un preludio a “Libertà” cantata da Emanuele dove l’essenzialità del brano fa riflesso a “Te voglio bene” di Luca, nel quale entrambi rivelano parte del proprio vissuto dove – ci tengono a precisare –ognuno può rispecchiare la propria esperienza, stravolgendo il significato con il quale inizialmente è concepito ciascun brano.

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Emanuele (alla chitarra) e Luca Ascione in una esibizione acustica di “Dimane”

Chiude il tutto “M4ai No” che è la parte più urban dell’intero disco del duo della periferia di Napoli, il quale si è mescolato tra le sue differenze non solo di stile ma di visioni musicali spesso completamente opposte e, come dice Emanuele: “portando ad equilibri inaspettati”. L’EP si è concluso, Luca chiude la cartella contenente i file; il sorriso emozionato ed attento non si è spento, perché è quello di un piccolo sogno realizzato.

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