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Il viaggio e la storia del murale di Scampia che racconta i protagonisti della lotta per i diritti e la non violenza

Un lavoro lungo quasi un anno. Due street artist affiancati da un gruppo di ragazzi gambiani ha realizzato a Scampia un murale per il progetto Pangea: il giardino dei cinque continenti e della non violenza.


Non c’è un filo d’ombra. È una distesa di asfalto largo Battaglia, massi e scarti di lavorazioni fanno da inciampo per chi si avvicina al muro perimetrale dello stadio che lo costeggia. C’è silenzio. Poco più in là sagome di piccoli alberelli che lentamente stanno crescendo.

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No, non sono spontanei. Un gruppo di cittadini cocciuti ha adottato un angolo di Scampia e con carriole, rastrelli e fatica hanno accudito un piccolo giardino. Sono la rete Pangea, è il giardino dei cinque continenti e della non violenza. Ma mancava qualcosa, qualcosa su quell’enorme muro dello stadio di fronte allo spazio di verde preso in custodia.

Il sole è già alto quando Gianluca è lì accovacciato, circondato da secchi di vernice. La luce è intensa e strizzando gli occhi si volta, mentre una goccia di sudore che corre veloce dal suo viso fa a gara con quella che cola dal pennello. “Siamo arrivati a metà dell’intero lavoro oggi. Ci meritiamo una birra.”

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In primo piano Gianluca Raro, muralista di Scampia

“Anche io, ma con pizza. ” – risponde precisando Fabio. Lui delle lenti da sole difficilmente potrebbe farne a meno; nella strada da Dugenta – nel beneventano – a Scampia il sole giocherebbe a birilli con i suoi occhi. Sale in auto Gianluca, tornerà con qualcosa da mettere sotto i denti e di fresco che farà dimenticare per alcuni attimi l’incedere del calore.

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Fabio “Biodipi” della Ratta

Fabio “Biodpi” della Ratta e Gianluca Raro. Due street-artist che la strada ha messo solo in un secondo momento in comunicazione. Fabio era davanti alla TV, cambiava canale fino quando capitò su SKY Arte. E lì vide per la prima volta lui, Gianluca. Quel ragazzo di Scampia gli rimase così impresso e riuscì ad intuire che non fosse tra quegli artisti così “inavvicinabili”. Appuntato il nome lo contattò. Da lì il passo fu breve, dall’evento organizzato ogni anno a Dugenta alla proposta di Gianluca di collaborare su un murale in quartiere: c’erano da raffigurare in 130 metri donne e uomini simbolo della lotta per i diritti e la non violenza.

Si trattava però di un lavoro accurato, quasi di precisione. Le opere di Fabio in genere sanno di vissuto, sono irregolari fino a sembrare sporche e ruvide. Stencil e colature. Un binomio che questa volta avrebbe dovuto in parte abbandonare; accettò e ormai quasi un anno fa iniziò quest’avventura. Accese il PC: Photoshop lo aiutò a preparare enormi fogli da bucherellare che applicandoli alla parete, con poi una passata di spray avrebbero restituito decine, centinaia di piccoli trattini. Questi sarebbero stati i contorni delle aree da riempire, nei quali un numeretto suggeriva il colore a loro assegnato. Un idea unica e innovativa? Non proprio.

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Nel rinascimento italiano un certo Giotto per i suoi affreschi, i quali non ammettono errori, necessitava di ottimizzare i tempi e ridurre sbagli. Preparava il tutto su grandi fogli di carta perforati che ripassava per ottenere i contorni del disegno. Si diede un nome a questo sistema, indicandola come tecnica “a spolvero”.

Fabio “Biodpi” l’ha riutilizzata in chiave moderna, con l’uso dello spray invece delle polveri. Un nome particolare quello dell’artista di Dugenta. Immaginò di prendere spunto dalla parola “biologic” e “Dot Per Inch”, la quale indica la risoluzione di stampa delle immagini. Lui lo sa, il nome è cacofonico e quando lo racconta la sua espressione è un misto tra un pizzico di rassegnazione e leggero imbarazzo, di chi sapendo che per cambiarlo ormai poco può fare. Qualcuno si diverte di ciò e se la ride facendo voltare Fabio. Ma non se la prende, sono risate amiche.

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Fabio “Biodipi” segue il lavoro dei ragazzi gambiani

Sono risate e sorrisi vicini ma che in realtà provengono da lontano, dall’altra parte del Mediterraneo. Se un murales di queste dimensioni fosse stato merito di soli due artisti si sarebbe mentito di grosso. “Non voglio dire una sciocchezza, ma il cinquanta percento del mio lavoro l’hanno fatto loro”, precisa Fabio. Cinque ragazzi gambiani ospiti in strutture della Caritas hanno studiato, assimilato e messo in opera la tecnica dello spolvero in chiave moderna: dalla realizzazione e taglio degli stencil fino alla colorazione su parete.

Gassim Jabbi, Muhammed Ceesay, Alagie Momodou Chom, Mamadou Dara e Musa Sey sono andati oltre. Sono diventati anche ideatori fino al punto di invitare Fabio ad una loro realizzazione artistica, a cui supervisionerà soltanto. Tra loro c’è chi ha realizzato corsi di inglese per italiani a chi fa esperienza in una pasticceria sociale di comunità dove lavorano ragazzi autistici. Lo racconta Fabio tra la musica reggae dallo stereo che i ragazzi gli fanno spesso suonare, e che a volte prova a cambiare con un po’ di funk anni ’70 del buon Jimmy Castor. Lo racconta chi ormai per loro è un amico vero.

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In verità non sono stati gli unici autori. Una mattinata si sono presentati, sbucando da chi sa dove, degli aiutanti speciali. Hanno chiesto di contribuire e Fabio senza batter ciglio gli pose i pennelli. Benché la statura non gli consentisse di lavorare a più di un metro e mezzo d’altezza, non si persero d’animo e iniziarono a definire i contorni di uno stencil applicato per loro alla parete. Una mattinata, poi nulla più. Come arrivarono, i piccoli aiutanti scomparvero tra i grandi palazzoni che avvolgono largo Battaglia.

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I pennelli e i colori, a tratti fluorescenti sono quelli che attirarono i bambini ad avvicinarsi. Colori non casuali: ogni personaggio ha la tinta di un continente che corrisponde a quello che si trova su una mappa particolare, la cosiddetta “carta di Peters”, una rappresentazione piana del globo terrestre che restituisce in maniera più fedele le reali proporzioni dei continenti. Quindi gradazioni di verde per Martin Luhter King, un rosato per Ghandi, giallo per Nelson Mandela e così di continuo fino a richiamare sui volti i rilievi di una vera carta geografica.

Una mappa che Fabio Biodipi ha voluto rendere ancora più esplicita. Un piccolo stencil su ognuna, con un indicazione: una scala simbolica da “uno a sette miliardi” che vuole esprimere il legame, il messaggio che ciascuno di questi protagonisti porta con se esteso a tutta l’umanità. Partendo dal luogo di nascita, fissato come se ci si trovasse alla ricerca del posto su Google Maps da cui per loro – e per noi – sono partite le loro storie.

Storie semplici, ma che esprimono ciò che di meglio può offrire l’uomo se ispirato a i valori più alti e regali. Una regalità che Fabio ha preso a riferimento nel suo simbolo: una coroncina che utilizza da quando nacque il piccolo George d’Inghilterra e che lui mette un po’ dappertutto, come a sottolineare che sia un valore proprio di ciascun bambino o uomo che se ne fa portatore. La si vede incastonata anche tra le foglie d’ulivo simbolo di pace che Gianluca Raro utilizza per avvolgere i personaggi. Bisogna avere occhio ma è lì, mimetizzata tra i colori

Un attimo, tutti si fermano guardandosi. Una folata di vento preavvisa un repentino mutamento del meteo. Stendere sul muro grandi fogli bucherellati sarà difficile, ritarderà il lavoro e la tabella di marcia. I ragazzi e Fabio si danno da fare: l’obiettivo è arrivare ad opera quasi conclusa per il carnevale, dove il corteo si concluderà proprio a ridosso del murale stesso.

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Il corteo del carnevale si è concluso da pochi minuti, alcuni ragazzi sostano in largo Battaglia.

Passano i giorni e il lavoro si appresta a concludersi. Come alla fine di ogni avventura ci si guarda intorno e si osserva la tanta strada percorsa insieme, in un misto tra soddisfazione e un pizzico di malinconia. L’undici di Maggio ci sarà l’inaugurazione ufficiale con associazioni e scolaresche, che hanno proposto i personaggi del murale e lavorato sulle loro storie. L’occasione è duplice, restituire un’area riqualificata alla cittadinanza grazie anche al contributo della chiesa Valdese e offrire un murale dove gli artisti hanno collaborato gratuitamente per la sua realizzazione.

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Fabio, Gianluca e i ragazzi vengono chiamati su un palchetto di pochi centimetri d’altezza. Gianluca è il primo a prendere la parola: andare oltre il semplice murale, il disegno, ma sottolineando che è stata un occasione di formazione, educazione e trasmissione di sapere. Il caldo c’è anche in questa giornata, mentre un maestro di scuola elementare fa per accennare l’intervento anche degli altri protagonisti.

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Poche parole per Fabio, qualche ringraziamento e quasi subito lascia il microfono ai ragazzi dal Gambia. I giovani sono emozionati e non abituati a tanta attenzione, ma si avverte l’amore e l’affetto tra tutti loro. Un battito di mani corale risponde, e fa si che si sentano subito a casa.

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Poco più in la in silenzio. Non c’è nessun suono ma oscilla al variar del vento. Un piccolo papavero è cresciuto tra il cemento. Se ne starà lì come se la natura avesse approvato con il suo benestare gli sforzi di queste persone, cocciute e che senza pensarci molto si sono imbarcate in questa lunga e bella avventura.

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Profilo Instragram di Fabio “Biodpi” Della Ratta

Profilo Facebook di Fabio “Biodipi” Della Ratta

Sito ufficiale di Fabio “Biodpi” Della Ratta

Profilo Instagram di Gianluca Raro

Profilo Facebook di Gianluca Raro

Profilo Facebook della rete “Progetto Pangea”

I volti dei personaggi della lotta per i diritti e la non violenza sono: Marco Mascagna, Ghandi, Claudio Miccoli, Martin Luther King Jr, Nelson Mandela,aborigeno dei Ngarrindjeri australiano, Maria Occhipinti, Wagari Muta Maathai, Rigoberta Menchu, Danilo Dolci, Malala Yousafzai.

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