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Incontro con Jorit e i suoi lavori alla metro di Scampia

Il suo stile, i suoi sguardi anche alla nuova stazione del quartiere.

E’ lì, sul ponteggio. Seduto alle spalle della metropolitana, dove a piccole ondate dalla stazione escono i passeggeri, tra chi li aspetta con l’auto e chi si avvia alla fermata provvisoria dell’autobus spostata ancora più in avanti. Ogni tanto si gira, osserva.

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Poi si volta di nuovo verso la parete, guarda il suo smartphone: Jorit ha un paio di cuffie e la sciarpa che gli copre metà viso. Dal basso qualcuno lo chiama, sono due ragazzi che con un pizzico di emozione decidono di salutarlo, lui si volta e gli chiedono una fotografia. Fa per mettersi in posa e scattano:

«Sei grande frà, ti stimo…continua così!»

«Fino a quando ce la faccio…» – Risponde ironicamente.

Se ne vanno sorridenti, credo sia il momento di avvicinarmi. Non ha cominciato ancora a rimettere mano al murales raffigurante Angela Davis, l’attivista afroamericana protagonista insieme a Pasolini della vista che si ha uscendo dall’ultima fermata della linea 1 di Metronapoli e Metrocampania Nord-Est. Mi presento, gli chiedo se potessi fare delle domande e risponde di si in maniera disponibile, anche se è a qualche metro di altezza.Jorit-Scampia-7

Mi racconta che per tanto tempo ha dipinto per passione gratuitamente, dei suoi studi e dell’importanza di raffigurare volti: lui fa solo questo, gli interessa lo sguardo e quello che trasmette. C’è un altra cosa, quei segni sulle guance. Non so se chiederglielo, avrà risposto centinaia di volte a questa domanda. Lo faccio ugualmente e solo in quel tratto percepisco il suo tono in maniera diversa, di chi ha raccontato già tante volte dei suoi viaggi in africa e di quel simbolo che per lui rappresenta l’appartenenza indistinta all’unica razza umana.

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Mentre mi parla noto che veste ancora quelle grandi cuffie, tenendole con se anche mentre dipinge. Avrei pensato a quale genere di musica ascoltasse:

«Sono delle conferenze», mi dice.

«Delle conferenze? Ascolti delle conferenze mentre dipingi. E di che cosa?»

«Di filosofia ,si chiama Losurdo. Lo conosci? Dovresti ascoltarlo.»

Non lo conosco, ne prendo nota. Mentre parliamo il viavai delle persone ogni tanto si interrompe, qualcuno lo osserva e in diversi si fermano. Nei giorni precedenti il suo lavoro si è dovuto interrompere per via della pioggia che non permette alla sua pittura a spray di asciugarsi, sebbene non fosse è stato da solo a lavorarci.

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Per le parti da riempire, le “campiture”, si è fatto dare una mano da altri artisti che sono saliti sul ponteggio con lui, anche se la Regione Campania che gli ha commissionato l’opera non gli ha dato un tempo definito per concluderla . Il tutto quindi senza fretta e nelle pause poi, nei pressi dell’opera stessa, li vedevi pranzare insieme mentre i giorni passavano ed il calore del sole sulla facciata del palazzo gli faceva togliere l’abito più pesante addosso.

Qualcuno scende dal pullman, sono due ragazze. Solo una delle due è di Scampia e si incamminano verso la metro. Lei volge lo sguardo verso i dipinti, alza un braccio per indicarli e fa all’amica: «Guarda quà, che metropolitana che abbiamo!». L’altra non risponde, non se lo aspettava. Se Jorit voleva lasciare un segno per gli abitanti del quartiere si può dire che ci è riuscito.

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Il sito internet di Jorit

La pagina di Wikipedia su Jorit